Mostra multimediale – Carava Jo

Liceo Scientifico e Classico Euclide – Cagliari
Sede staccata – Sala mostre
Michelangelo Merisi

CARAVA J_o
“Un rapper del passato”

 

L’individuazione del tema è indubbiamente una delle difficoltà maggiori nell’allestimento di una mostra, e spesso è proprio tale scelta a determinarne la riuscita. Nel corso degli anni, soprattutto a partire dal Novecento, le mostre su Caravaggio sono state impostate perlopiù su due filoni di approfondimento. Il primo, molto inflazionato, riguarda il confronto fra il Caravaggio e i “pittori di genere” che in diverse epoche o all’interno di diverse correnti artistiche hanno impostato la propria poetica sulla riproduzione della “realtà”: dai cosiddetti “naturalisti” – assertori di un’arte semplice, realistica, non ideale – a Gericault, Courbet, Manet e Cézanne, sino agli iperrealisti di oggi. Il secondo esplora la relazione tra l’opera del Merisi e quella di alcuni registi cinematografici, come Pier Paolo Pasolini o Stanley Kubrick, riguardo all’altro aspetto caratteristico della pittura di Caravaggio, ovvero la raffigurazione della luce e dell’ombra. Il criterio che abbiamo scelto per l’allestimento della nostra mostra su Caravaggio è stato invece l’individuazione di una sorta di “equivalente culturale”, nella ricerca artistica del mondo contemporaneo, che possa essere accostato al Merisi per la singolare commistione – grazie alla quale il “Celeberrimus Pictor” ha conquistato la sua fama – tra vissuto difficile, crudo, disagiato, violento, criminoso e la genialità della propria opera. Il parallelismo che ci è sembrato più naturale è stato quello con l’ambiente della musica “rap” e i suoi protagonisti, artisti antiaccademici, ribelli e testimoni spietati della società in cui vivono – rappresentata con le proprie nefandezze, senza condizionamenti ma soprattutto senza “idealizzazioni”, meglio ancora, senza “trasfigurazioni” – tra gang armate, coltelli, “ferri”, uso di alcool e droghe, risse e guerre fra bande rivali, fedeli al ritratto del proprio vissuto come lo è stato appunto Caravaggio. Senza trascurare poi certe tecniche compositive musicali come l’utilizzo di allitterazioni, assonanze e rime senza note su basi ritmiche uniformi, cadenzate e spesso già assemblate e registrate, per alcuni versi avvicinabili alla tecnica pittorica di Caravaggio. La nostra ricerca si è quindi proiettata automaticamente verso quel mondo, in cui abbiamo individuato alcune figure esemplari che meglio di altre ci sono sembrate adatte per sviluppare il parallelismo con Michelangelo Merisi da Caravaggio: ad esempio Grandmaster Flash per l’aspetto musicale, estremamente innovativo ed originale; o Tupac, uno dei personaggi considerati fondamentali in questo genere di musica, esponente di spicco della cerchia di musicisti appartenenti alla Westcoast, anch’egli morto prematuramente, ucciso a pistolettate da killers mandati proprio da un altro rapper, appartenente alla fazione rivale della EastCoast, Notorius B.i.g, ed ucciso a sua volta con quattro colpi di pistola, durante una sparatoria automobilistica a Los Angeles.
Evidente l’analogia tra questo tipo di conflitti fra artisti, che a volte degenera in sparatorie ed uccisioni fra i membri di opposte fazioni, e l’ambiente nel quale visse Caravaggio con il suo moto: «Nec spe nec metu» e i suoi amici “Valent’huomini”, pittori, amanti e modelli, frequentatori di bettole, sgherri e prostitute, fatto di risse, spade, atti vandalici e di “bullismo”, sempre in conflitto o in ’’battle’’ con le altre cerchie di pittori considerati manieristi, grottescai, Carraceschi o di poco spessore. Esemplare, in questo senso, l’intera vicenda della “diatriba” con Giovanni Baglione, nonché la frase ingiuriosa spesso ripetuta da Caravaggio e dai suoi compagni nelle loro uscite notturne:
“I vostri testicoli ce li facciamo fritti”. . Il suo temperamento e gli ambienti che amava frequentare lo portarono spesso sotto processo, tante volte nelle galere di ogni dove, in esilio forzato lontano da Roma e poi in fuga per evitare un’angosciante decapitazione.
Mettendo a confronto i due linguaggi artistici, musica e pittura, osserviamo che nella pittura di Caravaggio sono smantellate le gerarchie dei temi, poiché tutto è considerato un soggetto meritevole di essere rappresentato, sono annullate le leggi delle composizioni, in cambio di scene strutturate attraverso dei “movimenti di braccia, un’inclinazione della testa, un volteggio di pieghe”. I soggetti sono scelti senza azione, più adatti a rappresentare la verità. ’’I suoi santi e dei non scenderanno mai da nessun Olimpo’’ ma saranno quelli da lui frequentati, prostitute, giovani amanti e sgherri. “Si tratta di elaborazioni nelle quali all’apparente semplicità corrispondono un’articolazione immaginosa ma sorvegliata, una scienza dei ritmi degli accordi, della rispondenza tra gli spazi, una sapiente distribuzione degli accenti e un disegno estremamente vigile e sensibile”. La luce acquista una “funzione strutturale del tutto nuova, quasi un terzo elemento accanto al disegno ed al colore, che crea una nuova emotività dei rapporti spaziali, riuscendo a far nascere “il tumulto” dall’equilibrio ortogonale delle sue composizioni quadrangolari”. (Renato Guttuso).
Il principe della pittura di allora, Federico Zuccari, visto un dipinto di Caravaggio esclamò con disappunto “Che rumore è questo?” e un altro testimone del tempo parlò di “Schiamazzi del popolo” per indicare il chiacchiericcio generato dal riconoscimento della Lena, prostituta famosa, ritratta nel volto di Maria nella Tavola della Chiesa di Sant’Agostino.
Questi riferimenti al “rumore”, agli “schiamazzi” che suscitavano i suoi dipinti, la scelta di soggetti che rimandano al mondo della musica – “i musici”, “il suonatore di liuto”, “la fuga in Egitto” o “Amor vincit omnia” – in cui compaiono strumenti musicali, spartiti, etc. – ma soprattutto le “allitterazioni pittoriche “, con i suoi attrezzi di scena e le situazioni spaziali e di luce saranno il collante tra le due realtà artistiche in cui si snoda il percorso di questa mostra.

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